Un periodo di lavoro all’estero come esperienza di libertà e scoperta di sè stesse: l’esperienza di Giulia Mastropirro

Per la serie di interviste “Come studiare all’estero mi ha cambiato la vita” ho avuto una piacevole conversazione con Giulia Mastropirro, Consulente di carriera, Fondatrice del percorso #12stepXunacarrieraWOW e, come me, parte della Community LeRosa.

Come leggerete, per lei si è trattato di esperienze di lavoro all’estero, ugualmente formative che le hanno permesso di scoprire i suoi punti di forza e abbracciare la sua voglia continua di stimoli e cambiamenti.

Giulia inizia infatti la sua avventura di viaggiatrice e lavoratrice all’estero già a 18 anni, spinta dal bisogno di scoprire quale fosse la strada migliore per lei, e soprattutto per un’innata voglia di libertà e indipendenza rispetto ad aspettative familiari più tradizionali.

La personalità spumeggiante e determinata di Giulia e la passione per il suo lavoro emergono sin dall’inizio della nostra chiacchierata, così come la consapevolezza che senza la prima esperienza di volontariato all’estero probabilmente la sua strada sarebbe stata un po’ diversa.

Ecco un estratto della sua intervista: ho cercato di rendere giustizia ad una chiacchierata che è stata per me molto divertente e stimolante. Spero di esserci riuscita!

Trovate la nostra chiacchierata in versione integrale (e Imperdibile!) sul mio canale YouTube.

Buon Ascolto e Buona lettura!

Giulia Mastropirro

Giulia Mastropirro

Consulente di carriera - Fondatrice del percorso #12stepXunacarrieraWOW

Ecco l’intervista a Giulia Mastropirro, Consulente di Carriera

Ciao Giulia, benvenuta, ti va di presentarti?

Io sono una consulente di carriera e ho ideato il percorso “#12stepXunacarrieraWOW”, con il quale aiuto le donne che vogliono raggiungere una carriera all’altezza del loro valore potersi permettere di vivere come desiderano.

Partiamo da lontano, cioè dalle tue esperienze all’estero, per arrivare alla tua carriera di oggi. Quali sono state le tue esperienze all’estero.

La mia prima esperienza all’estero rilevante è stata a 18 anni, appena finita la scuola superiore.

Io avrei voluto studiare filosofia all’università ma a casa mia la scelta non era stata accolta con entusiasmo. Così, cercavo alternative in linea con la mia personalità.

Un giorno, all’uscita da scuola, ho ricevuto un volantino che parlava di lavoro all’estero, e ho colto l’occasione per partire. Sono andata in Inghilterra a fare la cameriera in hotel, per circa 6 mesi.

Una volta tornata, mi sono iscritta all’università, ma non a filosofia. Avevo capito che vivere fuori casa aveva dei vantaggi per me, così ho scelto una facoltà che non avesse matematica, e non fosse presente né a Venezia né a Padova, altrimenti avrei dovuto fare la pendolare!

Così mi sono iscritta a Relazioni Pubbliche all’ Università di Udine, ma frequentando a Gorizia.

Diciamo che la consapevolezza c’era, ma più sull’autonomia e sui tuoi bisogni che sul tipo di studi da fare…

In effetti si!

Per fortuna il corso mi è piaciuto: c’era un po’ di economia, un po’ di diritto, ed essendo una a cui piace cambiare e variare ciò che faccio, mi sono trovata bene, e mi sono laureata.

Dopo, sono riuscita a trovare lavoro nel Settore Relazioni Esterne di una grande azienda veneta.

Ho cominciato con il tirocinio, e poi sono stata assunta. Ma dopo 7 anni quella realtà mi stava stretta.

E siccome le cose non succedono mai per caso, una collega di lavoro che aveva vissuto molti anni in Inghilterra mi ha incoraggiato a ripartire per andare a lavorare all’estero.

E cosa hai deciso di fare a questo punto?

Così in una giornata di fine novembre ho scoperto su internet le opzioni di Volontariato Europeo, oggi credo sostituito dagli European Solidarity Corps, che permetteva ai giovani di partire all’estero facendo volontariato con un rimborso spese.

Mi sono candidata, mi hanno ricontattato, e il 3 di Maggio successivo ero a Riga, in Lettonia.

Lì ho svolto il mio servizio di volontariato presso un’associazione che si occupava di diritti umani delle persone disabili. Io mi occupavo di comunicazione-

In questo modo ho imparato tantissimo sul mondo del volontariato e dell’associazionismo che per me era nuova.

Ero una persona molto rigida a quel tempo, lo riconosco.

Per me l’istruzione era una cosa da fare solo in modo formale in certi contesti, e ricordo di aver partecipato al corso di preparazione – svolto in modo attivo e non formale- guardando docenti e gli altri volontari come fossero degli alieni. Non capivo il senso dei giochi di ruolo che ci facevano fare, per esempio.

In effetti questo approccio di insegnamento fino a 10 anni fa in Italia era completamente conosciuto in tantissimi contesti, se ci pensi…

Eh si, infatti! Ma la cosa pazzesca è che dopo 2 anni fare “quei giochetti” è diventato il mio lavoro!

A Riga ho fatto le prime esperienza nell’ambito delle politiche giovanili, dell’attivazione e coinvolgimento dei giovani. E questo è stata una scoperta per me.

Fino ad allora avevo studiato qualcosa che mi piaceva ma non mi faceva impazzire, e avevo svolto un lavoro che mi piaceva ma non mi faceva impazzire nemmeno.

Per la prima volta, invece, stavo svolgendo attività che non mi pesavano, che mi piacevano molto e svolgendo le quali il tempo volava.

Ho scoperto insomma che esistono veramente professioni che corrispondono a quello che Ken Robinson definisce “il tuo elemento”: il posto in cui le tue doti, le tue passioni e una professione si uniscono, e quando succede è pazzesco.

Ho trovato un ambiente di lavoro positivo, e così avuto il coraggio di mollare il settore della comunicazione e dedicarmi a questo.

Poi, volendo prolungare la mia permanenza all’estero, ho scritto il mio primo progetto di formazione europeo per ottenere un altro finanziamento che mi permettesse di rimanere all’estero altri 8 mesi.

Nel frattempo anche la mia collega dell’epoca aveva cambiato lavoro e aveva iniziato ad occuparsi dei programmi Leonardo da Vinci, aiutando tirocinanti italiani ed europei in esperienze in Italia e all’estero, così anche io ho iniziato a lavorare in questa associazione.

Col tempo, ho aperto partita iva, concentrandomi più sulla mia passione, ovvero la formazione, sono diventata Counsellor, mi sono laureata anche in Psicologia, e sono arrivata a fare la Consulente di Carriera dopo tanti anni di esperienza nelle Politiche Attive per il Lavoro.

Ecco: la mia storia è partita da Riga ed è arrivata fin qui.

Secondo te, in che modo le esperienze fatte all’estero – a livello personale e di consapevolezza- ti hanno influenzato nelle scelte che hai fatto nella tua vita lavorativa?

In Lettonia è cambiato qualcosa in me.

Lì sono entrata in contatto con professioni che non conoscevo affatto, e sicuramente in Italia non ci sarei approdata se non molti anni dopo.

Cose come l’educazione non formale, la progettazione europea, la facilitazione esperienziale, i progetti europei. Tutte queste esperienze hanno accelerato il processo che mi ha permesso di sperimentare e mettermi in gioco.

In fondo questo è lo scopo del volontariato europeo.

Inoltre ho potuto creare una rete i contatti con altri professionisti, grazie ai quali mi sono creata la mia identità professionale attuale: l’origine della mia identità professionale io la faccio risalire proprio a quell’esperienza fatta a Riga.

Cosa porti di queste esperienze nel tuo lavoro attuale e nel percorso con il quale supporti le professioniste?

Con me porto principalmente due cose:

Prima di tutto la consapevolezza di quanto sia fondamentale agire, in qualunque ambito. Fare cose, sperimentare è fondamentale. L’esperienza all’estero è un’esperienza potente perché è un acceleratore di crescita personale e professionale. Non c’è scorciatoia all’esperienza, non basta pensare ma bisogna agire, secondo me.

La seconda cosa che porto nel mio lavoro è il concetto di network: i colleghi che ho conosciuto nel 2005 in Lettonia fanno ancora parte del mio network, e mi hanno sempre sostenuta, facendomi capire quanto è importante circondarsi di persone e professionisti che ti capiscano e ti aiutino ad andare a realizzare i tuoi obiettivi.

La carriera è una maratona, non i 100 metri, e i momenti di crisi, inevitabili su distanza lunga, si superano solo con il supporto giusto.

Nel mio lavoro di consulente per i programmi di studio all’estero, capita di confrontarmi con famiglie in cui lo studente sente che sarebbe meglio fare un’esperienza all’estero dopo il diploma, mentre i genitori vedono il Gap Year come una perdita di tempo.

Che ne pensi?

Dopo la mia esperienza, con il programma Leonardo ho mandato via centinaia di miei coetanei o poco più giovani di me quindi ho presente la situazione che descrivi. Inoltre, ce l’ho ben presente perché è ciò che è capitato a casa mia: io sono partita dopo il diploma perché mia sorella invece si era iscritta controvoglia all’università ma poi aveva abbandonato.

A quel punto, i miei genitori avevano chiari i rischi del forzare la mano a proseguire gli studi se mancava la convinzione.

A un genitore preoccupato direi quindi che capisco le preoccupazioni, ma di lasciare andare.

In ottica lavorativa, poi, non dimentichiamo che le esperienze all’estero sono viste sempre come valore aggiunto.

Senza esse, spesso i curricula di neolaureati o neodiplomati sono tutti uguali.

Spesso i ragazzi hanno curricula fotocopia, e come occupabilità e competitività sul mercato del lavoro, l’esperienza all’estero dà veramente un vantaggio.

Chi fa recruiting vi associa skills come intraprendenza, proattività, il sapersela cavare da soli, il saper affrontare le difficoltà e ambienti nuove, tutte opinioni positive in sede di prima esperienza lavorativa o di inserimento lavorativo.

Alle ragazze in particolare dico: Andate.

Andate, fate esperienza di libertà il più possibile perché sono le esperienze che ci costruiscono e dopo queste esperienze, noi donne sappiamo bene a cosa rinunciamo e non ci rinunceremo facilmente.

L’esperienza di libertà è l’unica chiave per difenderci in questo mondo ed è anche la chiave per affrontare altre sfide future, in termini di sicurezza e autostima.

La mia esperienza in Lettonia mi è stata utile per affrontare altro nella vita, per potermi chiedere ogni volta di ogni scelta: “posso farlo, voglio farlo? Si lo faccio!”.

Se la preoccupazione è che il gap year sia un modo per non tornare più a studiare, direi che tanto chi non intende procedere con gli studi non procederà ugualmente, anche se si iscrive all’università.

Se vorrà studiare, ci andrà comunque al rientro e con maggiore consapevolezza sul percorso da scegliere.

Non riesco a pensare a nessuna controindicazione al viaggiare, al partire e al fare esperienze all’estero.

Potete ascoltare l’intervista integrale a Giulia Mastropirro sul mio Canale Youtube.

Se anche tu desideri studiare all’estero, per frequentare un anno scolastico (o più) in scuola superiore in college all’estero o frequentare l’università o un master in un altro Paese, contattami per prenotare il tuo colloquio conoscitivo gratuito e organizzare insieme gli step che ti permetteranno di realizzare il tuo sogno.

VUOI STUDIARE ALL’ESTERO?

Antonella Crisafulli

Antonella Crisafulli

International Educational Consultant e Orientatore per percorsi di studio all’estero in scuole superiori e università e vacanze studio.
Aiutare gli studenti a trovare il percorso di studi all’estero più adatto alle loro aspirazioni è quello che amo del mio lavoro.
Non concordo con chi definisce i “giovani di oggi” in modo negativo. Dietro insicurezze, atteggiamenti baldanzosi o silenzi, si nascondono sogni, progetti e potenzialità tutte da scoprire.
I miei interessi spaziano dalle lingue straniere all’interculturalità, alle neuroscienze e la pedagogia, la didattica, la psicologia, il marketing, l’arte.
Il bello di questo lavoro è anche che tutto ciò che imparo in modo autonomo mi “aiuta ad aiutare” in modo più consapevole.
Su questo sito web e blog condivido idee e informazioni per le famiglie e gli studenti interessati a intraprendere un percorso di studio all’estero.

Pin It on Pinterest

Share This