Succede spesso che studenti e studentesse delle scuole superiori, avvicinandosi al momento del diploma, si sentano sopraffatti dall’incertezza riguardo il proprio futuro.
L’orientamento universitario in questa fase non è mai banale. Infatti, esso non riguarda soltanto il “cosa” studiare, ma spesso anche il “come”, il “dove” e con quali prospettive.
Una delle situazioni più diffuse è la difficoltà di scegliere tra due settori molto diversi tra loro, ad esempio tra una disciplina scientifica e un percorso artistico. È una situazione comune, che genera ansia nelle ragazze e nei ragazzi e altrettanta preoccupazione nelle famiglie.
È stato il caso di Matilde, una studentessa che ho accompagnato in un percorso di orientamento post diploma.
La sua esperienza dimostra quanto sia importante fermarsi, riflettere e costruire insieme un cammino consapevole, capace di valorizzare passioni e inclinazioni senza lasciare spazio a decisioni affrettate.
Dal liceo scientifico ai dubbi post diploma: la storia di Matilde
Matilde aveva frequentato il liceo scientifico con convinzione, certa di voler proseguire con lo studio della fisica. Durante l’ultimo anno, però, sono emersi i primi dubbi.
Alcune esperienze extra curriculari l’avevano portata a visitare aziende del settore scientifico, mostrando un ambiente a suo parere estremamente competitivo e poco accogliente nella quotidianità. Questo ha incrinato la sicurezza che fino ad allora aveva caratterizzato il suo percorso.
Parallelamente, la sua passione per l’arte e la storia dell’arte – coltivata da sempre in modo autonomo, con letture, viaggi e ricerche personali – si è fatta sentire con forza crescente. Il confronto con i compagni, in una scuola molto rigorosa e competitiva, ha amplificato le insicurezze.
Matilde si sentiva, infatti, una delle poche senza un’idea chiara del proprio futuro accademico.
Il blocco era evidente. E a preoccuparsi non è stata soltanto lei, ma anche i suoi genitori, che hanno deciso di contattarmi.
Non volevano, infatti, che la figlia scegliesse in fretta una strada qualunque né che restasse ancorata a una decisione presa anni prima senza avere la maturità di oggi. Hanno quindi scelto di offrirle un anno sabbatico da vivere come occasione costruttiva, con l’obiettivo di esplorare e capire meglio le proprie inclinazioni.
Questo atteggiamento di apertura della famiglia è stato fondamentale: il supporto dei genitori, quando si accompagna a fiducia e ascolto, diventa un pilastro essenziale all’interno del percorso di orientamento che offro loro.
Vediamo meglio cosa abbiamo fatto insieme, passo dopo passo.
Un percorso di orientamento personalizzato
Con Matilde abbiamo iniziato in autunno un percorso strutturato, della durata di circa due mesi, che ha previsto cinque colloqui individuali alternati ad attività pratiche di esplorazione e approfondimento.
Il primo passo è stato “ricostruire” la sua storia, identificando:
- le materie più amate (fisica e chimica, nonostante le difficoltà) e quelle meno gradite, come la matematica, vissuta come ostacolo;
- le passioni extrascolastiche, come i viaggi e la storia dell’arte;
- l’influenza degli insegnanti, i modelli positivi e quelli meno incisivi a livello didattico e personale;
- i condizionamenti esterni ricevuti da amici, familiari e conoscenti;
- il suo stile di apprendimento, con i punti di forza e le difficoltà da affrontare, comprese la concentrazione e l’organizzazione quotidiana.
In questa fase sono emerse credenze limitanti profondamente interiorizzate.
Matilde pensava, ad esempio, che la matematica fosse un ostacolo insormontabile e che senza un talento “naturale” non potesse proseguire con gli studi scientifici oppure, che il settore scientifico fosse poco accogliente e con sbocchi incerti.
Sono emersi anche i dubbi tipici dell’adolescenza, alimentati dall’ambiente esterno, come amici, insegnanti, parenti, ciascuno con consigli e avvertimenti spesso poco adatti al suo caso. È una situazione frequente: chi sta intorno agli adolescenti tende a dire la sua, senza avere sempre le competenze per farlo e, soprattutto, senza ascoltare davvero.
Il mio compito, invece, è stato proprio quello di offrire un contesto di ascolto autentico, dove ogni convinzione potesse essere analizzata e rielaborata.
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Esplorare interessi e opzioni
Attraverso attività di orientamento guidate, Matilde ha avuto modo di esplorare anche hobby e interessi secondari, riflettendo su ciò che ognuno le aveva insegnato su sé stessa, indipendentemente dal risultato.
È un punto fondamentale: la nostra materia preferita non è necessariamente quella in cui eccelliamo a livello di voti, e i nostri hobby non devono per forza tradursi in performance da podio.
Abbiamo anche messo in ordine eventi scolastici e personali che l’avevano segnata, osservando le risorse personali a cui aveva fatto ricorso per affrontarli. Questo lavoro ha contribuito a rafforzare la sua fiducia in sé stessa e nella capacità di gestire sfide future.
Successivamente, abbiamo iniziato ad approfondire i due settori di studio che la interessavano: quello scientifico e quello umanistico-artistico.
Con esercizi specifici, Matilde ha esplorato le professioni legate a ciascun ambito, le competenze richieste, i percorsi formativi necessari e i pro e contro di ogni scelta.
Abbiamo discusso insieme i suoi timori:
- per l’ambito scientifico, la paura di non essere all’altezza e di non essere presa sul serio come donna, nonostante la percezione di maggiori sbocchi lavorativi disponibili dopo la laurea;
- per l’ambito artistico e umanistico, il dubbio sull’effettiva spendibilità della formazione universitaria e il timore della forte competizione.
Queste paure sono comuni, ma spesso si basano su informazioni parziali.
Il percorso di orientamento ha permesso a Matilde di comprendere che le carriere professionali oggi sono sempre meno lineari, in qualunque settore: le competenze trasversali e le esperienze contano quanto le conoscenze teoriche, e non è necessario rinunciare a una parte di sé per fare una scelta universitaria.
La scelta finale di Matilde
Il percorso di Matilde non si è concluso con un out-out. Non c’è stato un rifiuto netto di un settore a favore dell’altro, ma piuttosto una decisione armonica. Ha scelto una delle due aree come facoltà universitaria, riservando all’altra un posto importante nella sua vita privata, come spazio di crescita e ispirazione personale e senza pressioni rispetto al risultato.
Questo le ha permesso di guardare al futuro con maggiore serenità. La scelta fatta era sua, autentica, non imposta da altri. Una decisione consapevole, vissuta con fiducia nelle proprie capacità e con la certezza che il percorso accademico non è mai definitivo, ma può evolvere nel tempo.
L’esperienza di Matilde mostra chiaramente che l’orientamento universitario non è solo una questione di test attitudinali o di voti scolastici. È un processo complesso che richiede ascolto, metodo e la capacità di valorizzare ogni studente o studentessa nella sua unicità.
Come Educational Consultant specializzata nella progettazione di percorsi di studio all’estero, accompagno famiglie e studenti come Matilde in questa fase delicata, trasformando dubbi e incertezze in scelte concrete e percorribili. Ogni percorso è unico, costruito su misura, proprio come quello che ha permesso a Matilde di guardare al suo futuro con occhi diversi.
Se anche tu ti trovi in una situazione simile, con domande sul tuo futuro accademico o quello di tuo figlio o tua figlia, contattami: insieme possiamo costruire il cammino più adatto, passo dopo passo.